La donna tenne il segreto, inconfessabile anche a se stessa. Ma al tempo stesso questo per lei era un peso che gravava sulla coscienza e di cui non sapeva come sgravarsi. Già per natura riservata e di poche parole, da qualche tempo rispondeva con monosillabi appena accennati e, in ogni caso disattenta e trasognata, usciva solo se necessario, e qualche volta la mattina prestissimo per curare la tomba. Qualcuno la sorvegliava, ma non se ne crucciava: avrebbe potuto dormire tra due guanciali. Maggio era passato quando insorsero i primi sintomi, cui non aveva attribuito valore. A metà giugno il marito si aggravò; una notte di quella stessa metà giugno, la speranza di un ristabilimento, per quanto non presumibile, restava comunque appesa a un filo. La speranza si infranse. Trascorse un paio di settimane in un luogo di villeggiatura, lontano dalla città, in uno chalet in montagna. Una pantera della polizia sostava nella piazzola di sosta, nelle vicinanze, periodicamente. Aveva letto sul giornale locale che un evaso si era allontanato durante l'ora d'aria. Non se ne diede per inteso. Sferruzzava davanti al televisore, senza seguire la trama del cortometraggio. Questa è una zona di confine, pensava, e per di più è battuta dai bracconieri: il pattugliamento è ordinaria amministrazione. L'estate precedente pianificarono una partita di caccia. Conoscevano pastura e rimessa della selvaggina. Quando rientrarono, il marito accusò sintomi neurodegenerativi. La mattina seguente lesse sul giornale locale che erano state avviate indagini giudiziarie su una morte sospetta. Ma le indagini per ora erano suggellate dal segreto istruttorio. E nulla sarebbe trapelato. Quella mattina bagnò i fiori e fece colazione e non si diede pensiero. Tra qualche giorno sarebbe ripartita, a malincuore. Il marito si era dissetato ad una fonte bevendo avidamente come uno che fosse riarso. La pantera quel giorno sostò più del solito. Ma quando scostò le tendine di mussola l'auto si riavviò. I bagagli erano allestiti e lei si era messa un tailleur pratico e comodo. Il tassì ritardò e lei divenne sempre più insofferente. L'appartamento in penombra sapeva di chiuso. Spalancò le finestre, si allungò sul letto, prona, e per la prima volta fu presa da tremori irrefrenabili. E forse singhiozzò ma non voleva confessarlo neppure a se stessa. «Signora, ci deve seguire» disse con tono fermo un agente. Non rispose, prese la pochette. Le fu consentito di telefonare alla sorella: «Portami un ricambio di camice da notte, due vestaglie, biancheria intima, calze e ciabatte; spazzolino, dentifricio, sapone, pettine e fazzoletti» le disse con flemma. Sola nella cameretta con le sbarre alle finestre, si raggomitolò sotto le coperte. Entrò un uomo con il camice bianco. Sul tavolino un vassoio di frutta fresca e una minestrina che si era raffreddata.
Il segreto istruttorio testo di Paulus